venerdì, 13 novembre 2009
Principesse e eroine.
Ci sono termini che più di questi facciano pensare alle classiche favole in cui abbondano amori, pericoli, magie e lieto fine?
Eppure non è sempre così, per fortuna.
Girovagando per il web, mi sono imbattuta in due interessanti libri che vi voglio proporre, appunto perché entrambi ribaltano lo stereotipo della classica fiaba.
La particolarità dei due testi è che non si tratta di opere contemporanee e perciò prodotte allo scopo di rompere volutamente gli schemi con una facile operazione di rivisitazione e stravolgimento.
Andiamo con ordine.
Draghi e principesseDi questa raccolta, curata da Laura Tosi, fanno parte cinque autori dell'Inghilterra vittoriana i quali, con diversi esiti stilistici, affrontano la fiaba tradizionale da un punto di vista riformista e propugnatore del potere della fantasia in aperto antagonismo con il conformismo vittoriano.
Sono autori  che hanno lasciato una notevole traccia nella letteratura per l'infanzia, da George MacDonaId (ministro di culto scozzese, apprezzato anche da W. H. Auden, J. R. R. Tolkien e C. S. Lewis,  nella cui prosa si mescolano abilmente temi classici e simbolismo tardoromantici) a Kenneth Grahame (notissimo autore de Il vento nei salici, cantore di una società rurale che viene progressivamente soffocata dall'industrializzazione) da Edith Nesbit (creatrice del famoso ciclo dei ragazzi Bastables e personaggio di spicco nella nascita e nello sviluppo del partito laburista) a Mary De Morgan ed Evelyn Sharp (autrici di testi nei quali la condizione femminile viene affrontata esplicitamente). Siamo quindi di fronte a fiabe vittoriane, è vero, ma nelle quali le principesse si liberano del  ruolo attribuito loro per tradizione e lasciano il mondo familiare e ristretto della corte per risolvere i problemi con il coraggio e l'immaginazione dei quali si rivelano sorprendentemente ricche, in narrazioni sul filo dell'ironia che pure restano ariose e magiche.

Titolo Draghi e principesse. Fiabe impertinenti dell'800 inglese. Testo inglese a fronte
Prezzo € 15,00
Dati 2003, 283 p., rilegato
Curatore Tosi L.
Editore Marsilio (collana Letteratura universale)


Mille storieIl volume curato da Francesca Lazzarato, ci offre un viaggio attraverso il folclore e la letteratura italiana e di varie parti del mondo sotto un comune denominatore: le fanciulle delle storie sono intelligenti, pronte e coraggiose, sanno farsi valere in un mondo dominato dagli uomini e sfoderano tutte le loro migliori doti con successo per riuscire a trionfare sul pregiudizio e sulla forza. Non bisogna però credere che si tratti di una raccolta "femminista", sarebbe errato e riduttivo della ricca visione d'insieme offerta da questa raccolta, intelligentemente suddivisa per argomenti in modo tale da offrire una scelta ragionata. Si tratta quindi di una bella raccolta che si presta bene alla lettura serale, per sfatare il mito della favola a lieto fine nella quale  la fanciulla resta a casa quieta e il giovane eroe va in giro per il mondo in cerca di gloria e di conquiste. Come nel testo precedente anche qui la peculiarità delle storie sta nella loro origine geografica e nella loro lontananza nel tempo, che le mette al riparo dal sospetto di una qualunque moderna e spregiudicata operazione che si possa bonariamente definire sovversiva.
È autentico materiale d'epoca di sorprendente modernità.

Titolo Mille anni di storie di eroine
Prezzo
€ 13,52 
Dati 2009, 347 p., ill., brossura
Curatore Lazzarato F.
Editore EL (collana Narrativa
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categoria:grandi storie
mercoledì, 04 novembre 2009
Siamo arrivati al numero 16 dal titolo pieno di suggestioni: Isole.
Se avrete voglia di seguirci, ne scoprirete tante aspetti diversi.
E io sono qui ad aspettarvi.


num016copertina
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categoria:piccole storie, filidaquilone
sabato, 19 settembre 2009
Copertina _terabithiaTitolo: Un ponte per Terabithia
Autore: Katherine Paterson
Traduttore: Laura Cangemi
Editore: Oscar Mondadori
Prezzo: euro 8,80
Età di lettura: da 10 anni


I capelli biondi, di un colore simile alla paglia, gli rimbalzavano sulla fronte a ogni falcata, mentre le braccia e le gambe si muovevano scomposte. Non aveva mai imparato a correre come un vero atleta, ma per i suoi dieci anni aveva le gambe lunghe, e quanto a grinta non era secondo a nessuno. (pag.10)

Jess Oliver Aarons jr si presenta così ai suoi lettori, che subito entrano con lui nel suo piccolo e già complicato mondo. Frequenta la scuola elementare di Lark Creek, squallida e con scarsissimo materiale a disposizione, ha due sorelle più grandi e due sorelle più piccole e tutte e quattro sono la sua disperazione, per un verso o per l'altro. May Belle e Joyce Ann sono le minori, due mocciose piagnucolone, ma in fondo May Belle è la sua preferita, l'unica tra le sorelle che lo capisca almeno un po', mentre Brenda  e Ellie sono due adolescenti petulanti e insopportabili.  Nemmeno con i genitori va meglio. I signori  Aarons hanno ben altro problema di cui occuparsi che le beghe tra i figli; tirare avanti alla meno peggio. 

Dura la vita per un ragazzino che coltiva solo due sogni: la corsa e il disegno. Nella corsa Jess profonde tutte le proprie energie e quest'anno coltiva la segreta speranza di vincere la gara, visto che il temibile rivale Wayne Pettis è passato in sesta classe e si dedicherà solo al football e al baseball come gli altri "grandi".

Finalmente Jess avrà la sua rivincita, smetterà di essere quel ragazzino mezzo matto che non fa altro che disegnare. (pag.12). Sì, perché solo il disegno piace a Jess più della corsa.
Jess disegnava nel modo in cui alcuni hanno bisogno di bere whisky. Una sensazione di pace assoluta partiva dal suo cervello confuso per diffondersi in tutto il corpo stanco e teso. Dio, come gli piaceva disegnare. Gli animali, soprattutto. Non quelli comuni come Bessie o le galline, ma animali bizzarri con qualche problema da risolvere. (pag.23)
Jess aveva sperato che almeno suo padre apprezzasse il suo talento, ma ricorda ancora nitidamente la sua risposta brusca quando gliene aveva parlato anni prima. Ma che cosa ti insegnano in quella dannata scuola? Un mucchio di vecchie rimbambite che faranno diventare il mio unico figlio maschio una specie di... (pag.24)

E la cosa buffa era che in realtà ai suoi insegnanti i disegni non piacevano proprio ed erano guai quando lo sorprendevano a disegnare, a sprecare tempo carta e capacità, come dicevano tutti. Tutti meno la signorina Edmunds, la bellissima insegnante di musica dai lunghi capelli neri e con gli occhi di uno splendido e intenso azzurro. La signorina Edmunds che gli faceva battere il cuore di un sentimento vero e profondo quando cantava con la sua  voce dolce e armoniosa, accompagnandosi con la chitarra.

Ce ne sono abbastanza di problemi nella vita di Jess, eppure qualcos'altro deve accadere.
Nella vicina fattoria disabitata dei Perkins arrivano i nuovi vicini. Sono Bill e Judy Burke, entrambi famosi scrittori, che  hanno lasciato gli agi e il lusso di Washington per venirsi a rifugiare lì e scoprire i veri valori della vita. In casa loro non c'è il televisore, ma in compenso le stanze traboccano di libri e di dischi e possiedono uno stereo che sembrava uscito da una puntata di Star Trek. E non sono soli, hanno una figlia dell'età di Jess, Leslie.

Che Leslie sia diversa da tutte le ragazzine che conosce, Jess lo capisce fin dal loro primo incontro. Leslie porta i capelli corti come un maschio, indossa maglietta, jeans al ginocchio e scarpe da ginnastica anche il primo giorno di scuola o la domenica. Tutti pensano subito che sia strana, soprattutto quando si viene a sapere che in casa non ha un televisore, ma lei non si cura della reazione e dei commenti dei compagni.
È un duro colpo per l'orgoglio di Jess vedere Leslie partecipare alla gara di corsa, malgrado sia una femmina, e battere tutti senza problemi. Attrazione e fastidio sono i sentimenti contrastanti che Leslie gli suscita e per un po' cerca di tenerla distante.

Quando arrivarono alla fermata, Jess afferrò May Belle per la mano e la trascinò giù, conscio che Leslie si trovava proprio dietro di loro. Ma non tentò più di parlare con loro, né li seguì. Semplicemente si avviò correndo verso la vecchia casa dei Perkins. Jess non poté fare a meno di voltarsi a guardarla. Correva come se correre facesse parte della sua natura. Gli ricordava il volo delle anatre selvatiche in autunno. Era così leggera, nella corsa. La parola 'incantevole' gli si affacciò alla mente, ma lui la scosse via e si affrettò verso casa.(pag.51)

Non proseguo con la trama del libro per non togliere a nessuno il piacere di una lettura che non conosce limiti di età. se è pur vero che Un ponte per Terabithia è un romanzo di formazione per ragazzi, lo è altrettanto che un adulto possa leggerlo rivivendo i contrastanti sentimenti dei protagonisti. Jess e Leslie superano insieme il rifiuto da parte della piccola società della scuola, nella quale sono considerati due outsider. In compenso creeranno il loro regno interiore, Terabithia, nel quale saranno re e regina capaci di superare difficoltà e avversità., condividendo storie e sogni.

Quando ho iniziato a leggerlo, temevo fosse un clone sulla falsariga de Le cronache di Narnia, soprattutto perché Leslie conosce benissimo i libri della saga di Lewis e ne parla con entusiasmo a Jess, raccontandogli storie nel modo insolito e affascinante che ben presto il ragazzino impara ad apprezzare.

Il regno di Terabithia temevo dunque fosse una o più o meno plateale scopiazzatura di Narnia. Sono rimasta piacevolmente sorpresa nello scoprire che non fosse affatto così. Terabithia esiste solo nella fantasia dei due ragazzi, anche se trova una collocazione fisica nella radura oltre il fiume che insieme vanno ad esplorare. Jess, Leslie e il Principe Terrian (il cucciolo che Jess ha regalato a Leslie per Natale) grazie alla forza dell'immaginazione riescono a compiere insieme una parte del loro percorso di vita, affrontando paure, disagi, dubbi per crescere. È un complesso cammino che solo un'assurda tragedia spezza, ma Terbithia sopravvive e Jess ci tornerà conducendovi May Belle, la sorellina affettuosa e un po' rompiscatole che lui aiuterà a sua volta a crescere.

In effetti il nome Terabithia suona molto simile a Terebinthia, l'isola di Narnia della quale si legge nei due volumi Il principe Caspian e Il viaggio del veliero.
La stessa Katherine Paterson ammise questa derivazione.
"Io credevo di averlo inventato. Poi, rileggendo Il viaggio del veliero di C.S. Lewis, mi sono resa conto che probabilmente l'avevo preso dall'isola di Terebinthia in quel libro. Tuttavia, Lewis probabilmente prese il nome dall'albero di terebinto nella Bibbia, così entrambi lo abbiamo preso altrove, probabilmente inconsciamente."

Terebinto-con-galleKatherine Paterson scrisse questo romanzo nel 1976 per aiutare il figlio David a superare la morte della sua migliore amica Lisa Hill, colpita da un fulmine nell'estate nel 1974.
Il libro divenne rapidamente un grandissimo successo, soprattutto negli Stati Uniti, e fu utilizzato moltissimo come testo scolastico, grazie al modo semplice e toccante, senza pietistismo o retorica, con il quale l'autrice riusciva a parlare dell'amicizia e della morte. Nel 1978 si guadagnò la Newbery Medal, l'ambito premio nato in America nel 1922 per gli autori che si distinguono particolarmente nel campo della letteratura per ragazzi.
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sabato, 22 agosto 2009
Violet è una graziosa adolescente,  la maggiore dei tre fratelli Baudelaire e si occupa con molta cura di loro, il maschietto Klaus e la piccolissima Sunny.
Caratteristica  principale di Violet  è l'essere una portentosa inventrice, capace di creare tutto ciò che possa aiutare lei e i fratelli a liberarsi da situazioni spesso pericolose, il tutto servendosi di semplicissimi oggetti di uso comune (un po' come faceva l'agente Mac Gyver, nella famosa serie di telefilm che spopolarono in tivù negli anni '80, ve lo ricordate?). Segno inequivocabile che Violet sia in piena attività creativa è il gesto di legarsi i capelli con un nastro.

VioletIl giovane Klaus è un mostro di intelligenza, ha dodici anni e una smodata passione per la lettura, che gli consente di far uso di un linguaggio forbito, nel quale abbondano vocaboli spesso ignoti alla pur sveglia Violet. È dotato inoltre di una incredibile memoria fotografica. Questa virtù, che gli permette di ricordare perfettamente tutto ciò che legge, è di grande aiuto insieme con le invenzioni di Violet per trarre d'impaccio i fratelli Baudelaire in qualsiasi assurda e pericolosa situazione si trovino.

KlausSunny, la piccolina di casa, non parla ancora e si muove solo gattonando, ma spesso il suo intervento è fondamentale. O meglio, l'intervento dei suoi terribili denti. Malgrado la giovanissima età, è dotata di una spiccata intelligenza e si rende conto perfettamente, al pari dei fratelli, delle brutte situazioni nelle quali vengono loro malgrado a trovarsi.

SunnyMa come mai, vi chiederete, questi tre giovanissimi fratelli devono trovarsi così spesso nei guai? Non è che se li vadano a cercare, si tratta del loro triste e sfortunato destino. I giovani Baudelaire sono rimasti improvvisamente orfani a causa dell'incendio della loro bella casa in cui sono morti i genitori; sono molto ricchi e sarà Violet ad entrare in possesso dell'eredità appena divenuta maggiorenne.

Questa ricca eredità è la fonte di tutti i loro guai perché fa gola a un losco figuro, il conte Olaf, disposto a tutto pur di entrarne in possesso, perfino tentando con l'inganno di sposare la giovane Violet, ma per fortuna la prontezza della ragazza manderà a monte l'intrigo.

Il conte Olaf agisce circondato da una banda di scagnozzi e ha due segni che lo rendono inconfondibile: un tatuaggio a forma di occhio sulla caviglia sinistra e la mancanza di un sopracciglio. Per questo si camuffa sempre nei modi più strani, ma viene regolarmente smascherato dai fratelli Baudelaire, i quali purtroppo non sono mai creduti. Inspiegabilmente anche le prove più lampanti contro il perfido Olaf non servono a fermarlo e il signor Poe, che ha il compito di trovare di volta in volta sistemazioni per loro, e i vari tutori non credono mai alle parole dei ragazzi.

Count_OlafQuesti tre fratelli sono dunque i protagonisti di "Una serie di sfortunati eventi", ciclo di tredici romanzi per ragazzi scritti dallo statunitense Daniel Handler, con lo pseudonimo di Lemony Snicket, e illustrati da Brett Helquist, illustratore statunitense che ha trovato il successo proprio grazie a questa serie.

HadlerDaniel Handler alias Lemony Snicket

helquistBrett Helquist

Una particolarità del ciclo è che Lemony Snicket non è solo il narratore delle disavventure dei fratelli Baudelaire, ma è personalmente coinvolto nelle loro vite. Di professione fa il critico teatrale per il Daily Punctilio, giornale dal quale ha ricevuto l'incarico di cercare notizie e indagare sulle vicende degli sfortunati Baudelaire. Però non li incontra mai personalmente, pur avendo con loro molto in comune.
Anche Snicket ha un fratello e una sorella, Jacques e Kit, amici dei genitori dei Baudelaire. Da ragazzo  ha conosciuto il Conte Olaf, perché frequentavano la medesima scuola, e ha avuto una sfortunata storia d'amore con Beatrice, la futura madre di Violet, Klaus e Sunny. Per un fatale equivico, a causa del quale probabilmente Beatrice riteneva Lemony colpevole delle nefandezze di Olaf, la giovane ruppe il fidanzamento e in seguito sposò Bertrand Baudelaire, per poi morire con lui nell'incendio della loro casa.

Il cognome dei fratelli è un chiaro riferimento all'autore de "I fiori del male", opera da cui viene tratta una citazione inclusa nell'ultimo volume della serie.
Anche il signor Poe ha un cognome che è un ovvio riferimento letterario e i suoi due figli si chiamano Edgar e Albert.
La stessa Beatrice, amata da Lemony, è una citazione della Beatrice dantesca.

Tutti i tredici volumi sono stati pubblicati dalla casa editrice Salani dal 2000 al 2006 e sono nell'ordine:
1.    Un infausto inizio (The Bad Beginning)

1.Infausto inizio
2.    La stanza delle serpi (The Reptile Room)

2.Stanza serpi3.    La funesta finestra (The Wide Window)

3.Funesta finestra4.    La sinistra segheria (The Miserable Mill)

4.Sinistra segheria5.    L'atroce accademia (The Austere Academy)

5.Atroce accademia6.    L'ascensore ansiogeno (The Ersatz Elevator)

6.Ascensore ansiogeno7.    Il vile villaggio (The Vile Village)

7.Vile villaggio8.    L'ostile ospedale (The Hostile Hospital)

8.Ostile ospedale9.    Il carosello carnivoro (The Carnivorous Carnival)

9.Carosello carnivoro10.    La scivolosa scarpata (The Slippery Slope)

10.Scivolosa scarpata11.    L'atro antro (The Grim Grotto)
11.Antro atro12.    Il penultimo pericolo (The penultimate peril)

12.Penultimo pericolo13.    La fine (The end)


13.Fine
Alla fine dell'ultimo volume c'è un capitolo extra che fa supporre possibili ulteriori sviluppi nelle vicende degli orfani Baudelaire.

Come si può notare, tranne l'ultimo, tutti i volumi hanno titoli che contengono allitterazioni, mantenute anche nella traduzione italiana.

Nell'ultima di copertina di ogni volume è riportata una lettera di Lemony Snicket con la quale egli preannuncia ai lettori, per sommi capi, le tristi vicende che incontreranno nel libro e puntualmente li invita a non sentirsi obbligati nel proseguire la lettura di un tale campionario di sventure che lui ha il dovere di cronaca di riportare. 

Dai primi tre volumi nel 2004 è stato tratto un film dal titolo "Lemony Snicket, una serie di sfortunati eventi" con Jim Carrey nei panny del malvagio conte Olaf e di Meryl Streep in quelli della zia Josephine (tutrice alla quale sono affidati i ragazzi Baudelaire nel volume "La funesta finestra"), mentre Jude Law ha prestato la voce a Lemony Snicket.

Baudelaire
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categoria:grandi storie
lunedì, 10 agosto 2009
Poteva avere quattordici anni. La sua taglia era graziosa e di forme superbamente eleganti. Aveva i lineamenti d'una purezza antica, animati dalla scintillante espressione della donna anglo-indiana.
La pelle era rosea, d'una morbidezza impareggiabile, gli occhi grandi neri e scintillanti come diamanti, un naso diritto che nulla aveva d'indiano, labbra sottili, coralline, schiuse ad un melanconico sorriso che lasciava scorgere due file di denti d'abbagliante bianchezza, una opulenta capigliatura d'un castano cupo, fuliginoso, separata sulla fronte da un mazzetto di grosse perle, era raccolta in nodi ed intrecciata con fiori di sciambaga dal soave profumo.


Questa è la delicata descrizione che Emilio Salgari ci lascia per tratteggiare una delle sue eroine, la piccola Ada Corishant, di nazionalità inglese, che ha perduto la madre e vive con il padre, capitano di stanza in India. Il suo destino è segnato da un tragico fatto, il rapimento da parte della crudele e sanguinaria setta dei Thugs che fa di lei la Vergine della Pagoda, consacrata al culto della mostruosa dea Kalì, cresciuta nel più totale isolamento e testimone orripilata di truculenti riti propiziatori in onore della dea.
La incontriamo nel libro I misteri della giungla nera, in cui fa perdutamente innamorare di sé il coraggioso Tremal Naik, il Cacciatore di serpenti dalla corporatura fuori del comune che vive con il fedele servo Kammamuri e la tigre Darma in una capanna vicino al fiume Gange.

ada_corishant
Ada Corishant (il disegno viene da questo ricco sito dedicato a Emilio Salgari)

La sua storia d'amore con il possente Tremal Naik è contrastata dal perfido Suyodhana, capo dei Thugs, mentre il povero Tremal Naik, dopo aver rischiato di uccidere proprio il padre della fanciulla che ama,  viene arrestato e e deportato come Thug.  Dopo questa ulteriore, terribile prova, la mente della povera Ada vacilla e il fedele Kammamuri ora deve vegliare su di lei. Ma sulla sua strada passa la Tigre della Malesia in persona, che ha un ottimo motivo per interessarsi di lei. La piccola Ada è la cugina della Perla di Labuan, l'adorata moglie Marianna che egli continua a rimpiangere. Ada è il suo ritratto, solo che è tanto bruna quanto Marianna era bionda.
Per Sandokan diventa una questione d'onore restituire la salute e la felicità alla giovane Ada, preoccupandosi prima di tutto di riguadagnare alla libertà l'innamorato Tremal Naik.
Con un'accurata messinscena, Sandokan fa rivivere alla giovane i momenti di terrore del dramma nella pagoda. Il forte shock sortisce l'effetto sperato e la giovane Ada, riacquistata la ragione, può unirsi in matrimonio all'amato e mai dimenticato Tremal Naik, non senza però aver superato altre traversie.
Questo libro apre il ciclo detto della Malesia, composto in tutto di nove storie.
Nel 1991 è stato realizzato il film I misteri della giungla nera, ricavato dall'omonima serie televisiva, che vedeva curiosamente Kabir Bedi, il Sandokan dello sceneggiato italo-franco-tedesco del 1974, nel ruolo di Kammamuri.
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categoria:personaggi
venerdì, 24 luglio 2009
Il numero estivo di FILI D’AQUILONE lo dedichiamo all’arte, alla pittura, per questo lo abbiamo intitolato IN CORNICE.
Se ne avete voglia, seguiteci in questo percorso.
Io vi aspetto qui.

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categoria:piccole storie, filidaquilone
venerdì, 10 luglio 2009

Che cosa hanno in comune questi due autori, così lontani per stile e per genere, a parte il fatto di essere entrambi svedesi?

Pippi Calzelunghe e Kalle Blomqvist, entrambi bambini, personaggi nati dalla penna della scrittrice.

Pippilotta Viktualia Rullgardina Krusmynta Efraimsdotter Långstrom, (in italiano Pippilotta Viktualia Rullgardina Succiamenta Efraisilla Calzelunghe) è la celeberrima orfanella di nove anni che vive sola nella grande Villa Villacolle, circondata da un giardino fatiscente, in una piccola città svedese. Come unica compagnia ha il cavallo a pois neri Zietto e la scimmietta Signor Nilsson e provvede alle proprie necessità con una borsa di monete d’oro lasciatale dal padre, il capitano di marina Efrem il quale, dopo la morte della moglie, è stato trascinato fuori dal ponte della nave a causa di una terribile tempesta.


PippiPippi ha due grandi amici, i vicini di casa Tommi e Annika Settergren, bambini educati e ben vestiti che frequentano regolarmente la scuola. La loro vita viene felicemente sconvolta dall’arrivo dell’imprevedibile Pippi, ma se i due piccoli sono entusiasti della loro nuova amica, non sono esattamente questi i sentimenti della comunità. Pippi ha una dialettica stringente che mette fuori combattimento la maestra e una forza sovrumana con cui mette in fuga i due poliziotti (venuti a prelevarla per chiuderla nell’orfanotrofio, come vorrebbero i cittadini) e persino gli incauti ladri che credono di approfittare di lei.

pippi-calze-lungheNel 1945 la comparsa di Pippi sulla scena della narrativa per ragazzi scandalizzò genitori e pedagogisti, che vedevano in lei un personaggio negativo, ma non si può dimenticare il fatto che in quel periodo la Svezia viveva in un clima  puritano e repressivo, basti pensare che si dovette arrivare fino al 1958 per vedere abolite le punizioni corporali nelle scuole. E in contrapposizione ad una tale reazione di chiusura, presso i suoi ammiratori ovviamente l’aspetto “liberatorio” e trasgressivo di Pippi ha fatto un’enorme presa, tanto che il successo delle sue avventure non conosce momenti di flessione.

Kalle Blomkvist è una vivace ragazzino di tredici anni, che vive con il padre Victor proprietario di un emporio. Ha una spiccata predisposizione per il mistero e l’investigazione, al punto di saper risolvere casi nei quali la logica e le risorse degli adulti falliscono. Insieme con gli amici Anders e Eva-Lotta forma la banda della Rosa Bianca, contrapposta a quella della Rosa Rossa formata da Sixten, Jonte e Benka. I loro scontri danno così origine a una guerra, ma prontamente le rivalità vengono accantonate se l’uno o l’altro gruppo ha bisogno di aiuto.

Ecco che a questo punto entrano in gioco Stieg Larsson e la sua trilogia Millennium.

A Kalle Blomqvist sì è ispirato Larsson per il personaggio del giornalista Mikael Blomqvist; gli ha dato il medesimo cognome e lo ha immaginato adulto. Nel corso delle vicende, il giornalista viene infatti ironicamente chiamato Kalle, anche dalla stessa Lisbeth Salander, è ciò gli dà molto fastidio.

E la stessa Libeth Salader è la proiezione adulta di Pippi Calzelunghe. E visto che Pippi avrebbe desiderato diventare un pirata, una volta diventata adulta attraverso Lisbeth, eccola trasformata in un hacker, un pirata informatico. E le analogie non finiscono qui.

Sulla porta del grande appartamento della signorina Salander, al numero 6 di Fiskargatan, si legge V.Kulla, un modo per conservare l’anonimato e, soprattutto, un’allusione a Villa Villacolle (Villa Villekulla) dove Pippi abita con Tommy e Annika. La password che protegge il palmare di Lisbeth nel terzo volume è 74774, numeri che sulla tastiera di un cellulare corrispondono alle lettere di Pippi. E quindici lettere compongono i nomi e i cognomi di Pippi Långstrom e Lisbeth Salander… L’eroina di Millennium ha sottratto a Hans Etik Wennerström una parte della sua fortuna… anche Pippi è molto ricca, più ricca di Lisbeth…Gli abitanti del piccolo villaggio…vogliono mettere Pippi in un orfanotrofio… La giovane Salander è ricercata dalla polizia giudiziaria e dai servizi segreti della Sapo che vogliono internarla… (Guida alla Trilogia Millennium, Guillaume Lebeau, pag.132-133, A.Vallardi Editore, euro 14,00).

E le similitudini non finiscono qui, come Pippi mette al tappeto il forzuto del circo, Lisbeth riesce a battere il gigante biondo, alla fine della Trilogia; entrambe hanno grande dimestichezza con le armi, perdono la madre e i padri sono assenti, salvo riapparire entrambi inaspettatamente: il capitano Efraim come probabile re di una tribù, il padre di Lisbeth assai più pericolosamente come un re della malavita e dello spionaggio.

Le avventure di Pippi Calzelunghe nacquero dalla fantasia di Astrid Lindgren nel 1941 quando la figlia Karin si ammalò di polmonite e ogni sera le raccontava fiabe. Si dice che una sera Karin si inventò il nome di Pippi Calzelunghe e chiese alla madre di raccontarle storie che l’avessero come protagonista. Con un nome così strano la Lindgren decise che anche la storia di Pippi dovesse essere particolare. A Karin piacque molto la prima storia e  ne chiese ancora altre. Fu solo in seguito ad un periodo di forzato riposo nel 1944, dovuto ad un infortunio, che la Lindgren stenografò le storie di Pippi e successivamente le trascrisse e illustrò in un manoscritto che poi donò alla figlia Karin per il compimento dei dieci anni. Pippi Calzelunghe fu poi pubblicato nel 1945 (Pippi Långstrump edizione Rabén & Sjögren).

A questo proposito un’altra coincidenza rilevata da Lebeau è che la Rabén & Sjögren fa parte del gruppo Norstedts che ha pubblicato la trilogia Millennium.

Persino l’avvocato di Lisbeth assume il nome familiare di Annika e nella trilogia è la sorella di Mikael. Entrambi sono i suoi migliori amici, proprio come i fratelli Tommy  e Annika lo sono per Pippi.

Non c’è quindi alcun dubbio che Larsson abbia voluto riprodurre in Lisbeth Salander i tratti adulti di una personalità infantile difficile e complessa, che si è evoluta ai limiti di ciò che è considerato il vivere civile. Pippi e Lisbeth sanno servirsi molto bene della loro logica e della loro forza e non esitano a battersi se ciò che viene detto o fatto loro è ingiusto, anche ricorrendo alle maniere forti.

Stieg Larsson ben conosceva gli scritti della Lindgren e si era interrogato più volte su come sarebbero stati simili personaggi, una volta diventati adulti, e ha pensato di dare in questo modo una risposta. Secondo chi conosceva Larsson e il suo modo di pensare, i suoi personaggi dovevano essere un uomo e una donna capaci di resistere in una società che voleva prevaricarli e quindi niente di meglio che mostrarlo proiettando nel futuro e nell’età adulta  le peculiarità di Pippi e di Kalle.

In Italia le avventure di Pippi Calzelunghe sono state pubblicate per la prima volta negli anni Sessanta da Vallecchi e nel 1970 è andato in onda su RaiUno lo sceneggiato che ne è stato tratto, poi più volte replicato. Pippi ha avuto anche la trasposizione cinematografica, è diventata un cartone animato e persino in un musical a Broadway. Il suo successo non conosce momenti di stanca. Sicuramente perché riesce a comunicare ai suoi lettori il proprio chiaro messaggio di indipendenza e di ribellione rispetto alle convenzioni e alla logica imperante soprattutto quando si fa meschina o ridicola.


Pippi Vallecchi

Tradotti in settanta lingue, i libri della Lindgren hanno ricevuto vari premi e riconoscimenti, dall'Hans Christian Andersen Award nel 1958 all Lewis Carroll Shelf Award nel 1973 fino all'International Book Award dell'UNESCO nel 1993, senza contare onorificenze e lauree ad honorem.

Astrid Lindgren è morta a Stoccolma il 28 gennaio 2002. Aveva 94 anni.

Nell’anno della sua morte il governo svedese le ha dedicato un premio letterario per la letteratura infantile e per ragazzi del valore di 5 milioni di corone svedesi (più di 455.000 euro), oggi il premio più alto nel proprio genere.

Inger Nilsson, la deliziosa bambina che interpretò Pippi Calzelunghe, oggi è una piacente signora di cinquant’anni che non ha mai realmente sfondato nel mondo dello spettacolo.

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categoria:grandi storie, curiosando qua e là
venerdì, 19 giugno 2009
Chiuso per ferie
inghilterra700
dal 20 giugno al 5 luglio 2009
viaggio_3Buone vacanze
Le foto del viaggio sono qui e qui. Abbiamo abbondato... :-)
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categoria:attualità
venerdì, 12 giugno 2009
monkees_3Era il 12 settembre 1966 quando la NBC mandò in onda il primo telefilm interpretato dai Monkees, quattro ragazzi sconosciuti che formavano una band e che in quei telefilm (58 puntate in tutto, fino al 25 marzo 1968) avrebbero vissuto avventure molto divertenti, bizzarre e piuttosto surreali, tra canzoni e gag comiche, il tutto ispirato al ben più celebre film A hard day's night interpretato dai Beatles. E ai Fab Four i quattro giovanotti americani volevano somigliare, tanto che per loro fu creata una campagna pubblicitaria assai più costosa, si dice il doppio, di quella oranizzata per il lancio americano dei Beatles stessi due anni addietro. Nel momento in cui il primo episodio fu messo in onda, nei negozi di dischi si potevano trovare quantità industriali dei dischi dei Monkees. Fu un'operazione azzeccata e lungimirante perché la serie ebbe un grandissimo successo e trasformò i quattro ragazzi in una delle band più ricercate al mondo.
monkees_4Che cosa facevano nel telefilm questi ragazzi all'incirca ventenni? Interpretavano loro stessi, cioè i membri di una rock band e di tutta la loro produzione musicale io ricordo soprattutto il tormentone I'm a Believer (scritta da Neil Diamond), la cui cover italia, Sono bugiarda, fu portata al successo da Caterina Caselli.
La vita artistica e musicale dei Monkees durò dal 1965 al 1970 circa e negli anni successivi tornaro peridicamente a riunirsi per suonare insieme e poi sciogliersi definitivamente nel  2001.

The+MonkeesSi deve alla lungimiranza del produttore discografico Don Kirshner la scelta fra più di 400 candidati dei quattro ragazzi che dovevano contrapporsi allo strapotere musical-popolare del quartetto di Liverpool. Ma chi erano i Monkees? Mike Nesmith (voce e chitarra), Micky Dolenz (voce e batteria), Peter Tork (voce e basso) e Davy Jones (voce e percussioni).
Dei quattro prescelti Nesmith e Tork avevano precedenti musicali, Jones era un dj inglese e Dolenz era figlio d'arte, suo padre era l'attore caratterista George Dolenz, e  aveva lavorato da ragazzino in una serie per bambini.  Pare che tra i bocciati alla selezione ci fossero Stephen Stills (destinato alla fama musicale insieme con Crosby e Nash) e nientemeno che il futuro omicida di Sharon Tate, Charles Manson.

monkees_1La serie televisiva conquisto in pochissimo tempo l'interesse dei giovani americani e diventò un formidabile mezzo per pubblicizzare le canzoni del gruppo che ancora non esisteva come tale, da un punto di vista musicale.
I quattro ragazzi furono sottoposti ad un vero e proprio tour de force per acquistare spigliatezza e naturalezza nella recitazione, con ben poco tempo per provare a suonare realmente insieme, tanto che i primi due brani furono da loro eseguiti in play back mentre erano suonati in realtà da altri musicisti. Però nel 1967 ottennero di poter eseguire loro stessi i brani che sarebbero stati presentati al pubblico
A confezionare le canzoni c'erano musicisti e autori di prim'ordine e il prodotto risultò vincentem, tanto che in quegli anni le hit parade vedevano sempre un brano dei Monkees ai vertici.

monkees_2La serie televisiva si aggiudicò due Emmy Awards nel 1967 (migliore serie e regia).
Per loro fu persino creata una macchina speciale, una Pontiac GTO.
Per quante ricerche abbia fatto, non sono più riiuscita a risalire alla data precisa in cui cominciarono ad essere trasmessi in Italia i telefilm della fortunatissima serie. doveva trattarsi però degli anni a cavallo tra la fine dei Sessanta e l'inizio dei Settanta.
Rammento bene che ero una ragazzina e mi conquistarono sin dai primi episodi. Erano simpatici e divertenti, le loro avventure surreali e comiche, ambientate nei luoghi più diversi, li vedevano coinvolti nelle situazioni più disparate e bizzarre.
La sigla televisiva era un richiamo irresistibile e quando sono riuscita a ritrovarla su YouTube è stato come riavere indietro un pezzetto di passato.



Quante volte ho fatto di corsa la strada da scuola (per un periodo si frequentava di pomeriggio invece che di mattina) per arrivare in tempo e non perdermi neppure le prime battute dell'episodio in onda. Mi sembra di essere ancora nel soggiorno con le due grandi finestre ad angolo sulla strada, al calduccio nella grande poltrona di velluto della nonna che sapeva un po' di polvere, accoccolata a vivere le strabilianti avventure di Davy, Peter, Mike e Micky!
Chissà quanti di voi condividono questo ricordo con me? Sarete tanti come i fan del mitico telefilm Il tesoro del castello senza nome?

postato da: annaritav alle ore 18:25 | Permalink | commenti (5)
categoria:telefilm
venerdì, 22 maggio 2009
cimitero_senza_lapidiAutore: Neil Gaiman
Traduttori: Giuseppe Iacobaci e Elena Mohlo
Editore: Oscar Mondadori - Best Sellers
Pagine: 222
Prezzo: € 9,00
Età di lettura: da 10 anni


Mi capita a volte di parlare dei miei gusti in fatto di letture e tra i miei autori preferiti non manco mai di citare Neil Gaiman.
In questo caso posso parlarvi di lui diffusamente perché oltre ad essere un eccezionale romanziere, è anche un autore di fumetti aprrezzatissimo e immaginifico autore di storie per ragazzi, delle quali vi rammento Coraline (ne avete letto qui) e Stardust (di cui mi riprometto di parlarvi).

Si tratta di Il cimitero senza lapidi e altre storie nere, una raccolta di racconti scritti all'incirca in dieci anni e che ho letto tutto d'un fiato.
Cominciamo dal titolo.
Nella versione originale si chiama M is for Magic in esplicito omaggio a Ray Bradbury, autore amato da Gaiman, che negli anni Sessanta scrisse due raccolte di racconti intitolate R is for racket e S is for Space, letture che accesero l'immaginazione già fervida del piccolo Neil.
Molto devono avergli insegnato questi bei racconti, se è riuscito a regalarci il divertimento racchiuso in questi piccoli gioielli.

In apertura troviamo la storia che ha dato il titolo alla versione italiana: Il cimitero senza lapidi, il cui protagonista è il piccolo Bod ( abbreviazione per Nobody) Owens il quale cresce accudito dagli spettrali abitanti di un cinmitero. La storia è ricca di tipico umorismo inglese e ha un pregio, costituisce il ghiotto antipasto del libro appena uscito con il titolo Il figlio del cimitero (The Graveyard Book), attesissimo da mesi dai numerosi ammiratori di Gaiman e ora finalmente in loro possesso (me compresa).
Gli altri racconti son in parte editi e in parte inediti, assai diversi tra loro, ma tutti godibilissimi dalla prima all'ultima riga.
Il ponte del troll è un fantasy in cui i protagonisti sono un troll, che sta a guardia di un ponte con l'intenzione non proprio amichevole di prendersi la vita di chi passerà di lì e un bambino che avrà la ventura di sfuggirgli e di incontrarlo di nuovo in età adulta, ma con esiti ben diversi.
Non chiedetelo a Jack ci fa conoscere il pupazzo Jack che vive in una scatola nella stanza dei bambini e la sua presenza sarà un'inquietante traccia anche nel loro futuro.
Come vendere Il Ponte dei Ponti è la fantastica elaborazione di una truffa di finezza inarrivabile.
Ottobre sulla sedia, uno dei racconti che più ho apprezzato, vede come insoliti protagonisti i mesi dell'anno riuniti davanti al caminetto e ognuno di essi, in particolare  Ottobre, ha una storia da raccontare.
Cavalleria mi è piaciuto altrettanto perché ha per protagonista una simpatica vecchina che fa acquisti impossibili, tra i quali perfino il santo Graal, in bella mostra sul caminetto di casa, che un disorientato sir Galahad vuole riavere a tutti costi.
Il prezzo è il più drammatico, un vero racconto dell'orrore in cui una famiglila scopre quanto sia importante per la loro sorte il silenzioso gatto nero che si aggira nei paraggi della loro casa e fa ritorno spesso ferito e stravolto.
Come parlare alle ragazze è un piccolo trattato sulle fanciulle in quanto creature di un altro mondo e mai nessuna affermazione fu più vera, traducendosi in una vera lezione di vita per i due incauti protagonisti,  a metà tra la fantascienza e horror. Questo racconto ha vinto il Locus Award 2007 ed è stato finalista al premio Hugo.
Avis Soleus ci fa scoprire come si estingue una piccola compagine di annoiati gourmet che oramai hanno assaggiato tutto al mondo. Tutto tranne il fatale Avis Soleus.
Il caso dei ventiquattro merli è una tipica storia hardboiled che prende l'avvio dalla morte violenta di Humpty Dumpty, famoso personaggio di una filastrocca di MammaOca , secondo la quale
    Humpty Dumpty sedeva su un muro.
    Humpty Dumpty cadeva dal muro.
    E neanche tutti i soldati e i cavalieri del Re,
    riusciranno a rimetterlo in pié.

Istruzioni, il racconto che chiude la raccolta, è una sorta di filastrocca che ci insegna come comportarci nelle fiabe.

Il risultato finale di questa cavalcata nella fantasia è che possiamo renderci conto di  quanto fervida sia l'immaginazione di Neil Gaiman, sorretta da uno stile e da una tecnica invidiabili che ci permettono di seguire in parte l'evoluzione artistica dello scrittore, essendo stati prodotti in un lasso di tempo abbastanza lungo. E l'autore stesso ha manifestato la propria predilezione per le storie brevi, delle quali dice: sono minuscole finestre che si affacciano su altri mondi, su altre intelligenze e su altri sogni. Sono viaggi fino all'estremo opposto dell'universo che puoi fare con la certezza di essere di ritorno per l'ora di cena.
Questa ultima frase è secondo me una citazione in omaggio ad un altro geniaccio della narrativa inglese, quel tale Terry Pratchett, pirotecnico autore della saga del mondo Disco, il quale ha scritto proprio in coppia con Gaiman il godibilissimo Buona apocalisse a tutti! Che sia un riferimento a Pratchett, dicevo, l'ho dedotto in questi giorni perché sto leggendo un suo libro per ragazzi (diciamo riduttivamente così) intitolato Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori nel quale ogni capitolo è introdotto da un piccolissimo brano tratto da L'avventura di Mister Coniglietto e all'inizio del quarto capitolo si legge: La cosa importante delle avventure, pensò Mister Coniglietto, era che non dovevano durare tanto da impedirti di rincasare per l'ora dei pasti.
Per tornare al sempre dibattuto e labile confine tra storie per adulti e storie per ragazzi, diciamo che questa raccolta di racconti trova posto tra gli scaffali dei lettori più giovani, ma a pieno diritto può figurare in qualsiasi biblioteca adulta in quanto l'inconfondibile cifra del fantastico di Gaiman ha prodotto anche questa volta la magia di fondere i sogni con la realtà. Non per nulla i suoi ammiratori lo chiamano il Cantastorie...
postato da: annaritav alle ore 21:47 | Permalink | commenti (4)
categoria:grandi storie