L'angolo di Annarita
domenica, 31 dicembre 2006
Lettera ad un figlio

Se puoi vedere distrutto il lavoro di tutta la tua vita
e senza dire una parola ricominciare,Ghirlanda

se puoi perdere i guadagni di cento partite
senza un gesto e senza un sospiro di rammarico,

se puoi essere un amante perfetto
senza che l'amore ti renda pazzo,

se puoi essere forte senza cessare di essere tenero
e sentendoti odiato non odiare, pur lottando e difendendoti.

Se sai meditare, osservare, conoscere,
senza essere uno scettico o un demolitore,
sognare senza che il sogno diventi il tuo padrone,uccellini
pensare senza essere soltanto un pensatore,

se puoi essere sempre coraggioso e mai imprudente,

se tu sai essere buono e saggio,
senza diventare né moralista, né pedante.

Se puoi incontrare il Trionfo e la Disfatta
e ricevere i due mentitori con fronte eguale,

se puoi conservare il tuo coraggio e il tuo sangue freddo
quando tutti lo perdono,

allora i Re, gli Dei, la Fortuna, la Vittoria
saranno per sempre tuoi sommessi schiavi
e, ciò che vale meglio dei Re e della Gloria,
tu sarai un uomo.

Rudyard Kipling

Buon 2007 a tutti

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categoria:citazioni
sabato, 30 dicembre 2006

 “Per favore, passami la chiave poligonale, il calibro a corsoio e il compasso balaustrino.” borbottò Cirillo senza sollevare la testa dagli ingranaggi.

“A che punto sei?” domandò Flora, posando gli attrezzi sul piano di lavoro.

“Tutto procede bene, non ti preoccupare.” la rassicurò Cirillo dalle profondità del marchingegno.

“E invece mi preoccupo! Questo progetto ti sta portando via un sacco di tempo che potresti occupare in altri modi!”

Cirillo interruppe il lavoro. “Non dirlo neppure per scherzo. Non è una perdita di tempo costruire un sistema di movimento a stantuffi che ti permetta di salire e di scendere le scale con la sedia. A scuola non puoi andare in biblioteca e nei laboratori perché si trovano al secondo piano. Abbi fiducia in me e presto la “catena motoascensionale” sarà installata a scuola.”

montascale

A Flora sembrò scortese insistere, ma l’indomani fece portare dal papà al secondo piano della scuola un’altra sedia a rotelle e poi parlò con i compagni. Non ebbe bisogno di dare molte spiegazioni, ogni volta in cui la classe si recava a lezione nei laboratori del secondo piano, due robusti compagni la trasportavano con il vecchio ma efficiente sistema del “seggiolino”: si afferravano saldamente per gli avambracci formando così un robusto sedile sul quale Flora si issava aggrappandosi alle loro spalle. Cirillo ci rimase malissimo, abbandonò l’invenzione pressoché finita e per alcuni giorni fu intrattabile, ma ben presto si persuase che fosse stato solo un malinteso e tutto tornò a posto.

Una mattina l’insegnante d’italiano parlò della televisione e del fatto che per moltitelevisore bambini, soprattutto piccoli, fosse diventata una specie di baby sitter elettronica con la quale trascorrere molte ore della giornata. Cirillo tornò a casa con la testa piena di progetti, mangiò poco e corse a chiudersi nel laboratorio. Lavorò tutto il pomeriggio e prima di cena volle mostrare a Flora il risultato di tanta fatica. Quando fu nel giardino dei vicini, sentì un gran baccano. Entrò in casa e vide qualcosa che non si aspettava: il salotto era pieno di bambini piccoli che cantavano, giocavano e strillavano.

“Come mai la tua casa sembra una succursale dell'asilo qui vicino?” domandò Cirillo e Flora lo fece sedere tra due bambini che si succhiavano il pollice con grande concentrazione.

“Ti presento i primi membri dell’associazione Cara tivù, ti spengo adesso o mai più.

“E che roba è?”

“Non dirmi che hai già dimenticato la lezione di stamattina sui nocivi effetti della televisione. La nostra associazione ha lo scopo di salvaguardare i bambini più piccoli, offrendo loro compagnia, giochi, favole e ogni altra cosa desiderino fare.”

images

“La nostra associazione, dici? E chi sarebbero i membri?” domandò Cirillo, trattenendo a fatica le risate.

Flora fece finta di non notarlo. “Per adesso Barbara, Mariella e Letizia e io, ma  confido molto in una certa persona che possa risolvere i nostri problemi pratici.”

Cirillo neanche tirò fuori dal giubbotto la “fascia a elettrodi” che era venuto a mostrarleBroncio e se ne andò senza rispondere. Si sentiva contrariato, deluso, un po’ offeso dal comportamento di Flora e non la capiva più. La verità era che non le importava già più nulla delle sue invenzioni, era stato solo la momentanea curiosità di una ragazzina capricciosa. E lui che si era ammazzato di fatica per trasferire il laboratorio al pianterreno! Un’egoista presuntuosa, ecco chi era Flora. Voleva che ogni cosa fosse fatta a suo piacimento? Benissimo, allora poteva arrangiarsi per quella strampalata associazione contro la tivù! A casa Cirillo mise via il prototipo e giurò a sé stesso che avrebbe continuato a fare invenzioni senza più curarsi dell’opinione di Flora.

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categoria:piccole storie
giovedì, 28 dicembre 2006
Sono stata invitata a partecipare a un gioco che si svolge così: si prende il primo libro a portata di mano, si apre a pagina 123, si contano le prime cinque righe e poi si riportano le successive tre. Poi si invitano altre tre persone a fare la stessa cosa. Io sono stata invitata da sgnapisvirgola e ora invito ilibrintesta, oyrad e gabrilu
L'idea è partita dal blog di didolasplendida.

"Con un colpo solo di questa spada uccise, in una lizza, Spens di Kilspindie che lo aveva insultato in presenza del re Giacomo IV perché contava sulla protezione che il suo signore gli accordava di solito. Ma, quella volta,  il suo re non aveva potuto prevenire quel colpo di spada più di quanto lo avesse riparato il suo scudo, che fu spezzato in due."
Pag 123 "Maria Stuarda" di Alexandre Dumas, Sellerio Editore Palermo
me692_bigP.S.: sono andata un poco oltre le tre righe per ragioni di chiarezza.
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categoria:incontri
martedì, 26 dicembre 2006

Rimasti l’uno di fronte all’altra i due ragazzini si osservarono per un po’ in silenzio e poi Cirillo domandò, senza convinzione:”Quando siete tornati in Italia?” Non riusciva a distogliere lo sguardo dalle gambe di Flora, che gli sembravano normali. Flora se ne accorse, ma fece finta di nulla.

“Sono quasi due mesi. Siamo stati a casa dei nonni finché papà ha trovato la casa accanto alla tua.”

Flora si era già avvicinata alla porta e Cirillo ancora si domandava se dovesse aprirgliela o no.

“Non è solo una bella casa, è soprattutto comoda per me, con porte larghe e stanze tutte su un piano, così io posso muovermi liberamente anche da sola e uscire per arrivare ai negozi che ci sono nella via. Purtroppo oramai sono queste le cose di cui devono preoccuparsi i miei genitori quando ci spostiamo da una città all’altra.”

pianta casa

Cirillo si accorse che la porta si stava chiudendo e corse a trattenerla.

“Ti ringrazio… in principio mi imbarazzava che qualcuno mi aiutasse e mi mettevo a piangere. – Flora si fermò in un angolo ombreggiato del giardino. – Vuoi che ti racconti com’è successo?”

Cirillo annuì benché si vergognasse che Flora avesse capito la sua curiosità. L’ascoltò mentre parlava dell’incidente con l’automobile, della lunga degenza in ospedale per le operazioni, delle speranze ogni volta rinate e poi perdute.

Mentre Flora parlava, Cirillo si accorse che i vicini la salutavano con particolare simpatia. La signora Clotilde agitò festosa una mano mentre sul terrazzo innaffiava le piantine; quel prepotente dispettoso di Enrico le aveva fatto un bel sorriso e persino il colonnello Marsiglia, un burbero che non guardava mai in faccia nessuno, si tolse il cappello per salutarla. E lei rispondeva con un sorriso che sembrava fatto apposta per ciascuno di loro. Poi Flora volle sapere qualcosa di lui e Cirillo le raccontò della propria passione per le invenzioni; si divertì molto ad ascoltarlo e concluse che le sarebbe piaciuto davvero vederlo al lavoro. Questa affermazione tolse a Cirillo un po’ di entusiasmo: il “laboratorio inventorio” si trovava in soffitta e per Flora non sarebbe mai stato possibile raggiungerlo.

Sorriso

La mamma li chiamò per la merenda, poi vennero i genitori di Flora a prenderla per accompagnarla alla seduta di fisioterapia. Durante la cena Cirillo fu taciturno e pensieroso, tanto che la mamma gli tastò la fronte per sentire se avesse la febbre, mentre il papà e il nonno si dissero certi che stesse progettando una nuova invenzione. Invece Cirillo pensava a Flora. Come sarebbero diventati amici se non c’era nulla che potessero fare insieme? Tutto ciò che a lui piaceva, correre, saltare, giocare a pallone, a lei non era più permesso; l’unica cosa che li poteva accomunare, il laboratorio delle invenzioni, era confinato nel punto più scomodo e inaccessibile della casa. E poi con gli amici si litiga spesso… come avrebbe potuto farlo con una ragazzina sulla sedia a rotelle? Cirillo voleva convincersi con questi argomenti, ma qualcosa dentro non gli dava pace. Chissà che cosa aveva provato Flora dopo che l’incidente le aveva tolto la possibilità di vivere come prima? Scosse la testa e rabbrividì, non voleva neppure immaginarlo. Ma perché la mamma gliel’aveva fatta conoscere? Adesso niente sarebbe stato più come prima, non poteva far finta che Flora non esistesse. A letto si girò e si rigirò per un bel pezzo, senza poter dormire, ma improvvisamente gli balenò un’idea brillante che gli restituì il buonumore. Se Flora non poteva andare nel laboratorio, il laboratorio sarebbe venuto da lei.

Laboratorio

A Cirillo occorse tutta la domenica per il trasloco. Rinunciò ai soliti due tiri di pallone con gli amici nel campetto in fondo alla via, pranzò in fretta e rinunciò anche al pomeriggio sportivo in tivù, telecronaca del derby compresa, ma riuscì a trasportare tutte le attrezzature nel locale al pianterreno, rimasto vuoto perché i genitori non si erano ancora messi d’accordo su come arredarlo. Il lunedì pomeriggio Cirillo andò a chiamare Flora e la condusse a vedere la sorpresa,  che la lasciò a bocca aperta. Cominciò così una serie di pomeriggi nel “laboratorio inventorio” a lavorare e a divertirsi insieme, finché accadde qualcosa…

(continua)

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categoria:piccole storie
lunedì, 25 dicembre 2006

Il mago di Natale

 

S'io fossi il mago di Natale

farei spuntare un albero di NataleAlbero di natale

in ogni casa, in ogni appartamento

dalle piastrelle del pavimento,

ma non l'alberello finto,

di plastica, dipinto

che vendono adesso all'Upim:

un vero abete, un pino di montagna,Abete con neve

con un po' di vento vero

impigliato tra i rami,

che mandi profumo di resina

in tutte le camere,

e sui rami i magici frutti: regali per tutti.

 

Poi con la mia bacchetta me ne andreiBacchetta magica

a fare magie

per tutte le vie.

 

In via Nazionale

farei crescere un albero di Natale

carico di bambole

d'ogni qualità,

che chiudono gli occhiBambola

e chiamano papà,

camminano da sole,

ballano il rock an'roll

e fanno le capriole.

Chi le vuole, le prende:

gratis, s'intende.

 

In piazza San CosimatoCioccolato

faccio crescere l'albero

del cioccolato;

in via del TritonePanettone_2

l'albero del panettone

in viale Buozzi

l'albero dei maritozzi,Maritozzo

e in largo di Santa Susanna

quello dei maritozzi con la panna.

 

Continuiamo la passeggiata?

La magia è appena cominciata:

dobbiamo scegliere il postoTrenino

all'albero dei trenini:

va bene piazza Mazzini?

 

Quello degli aeroplaniAeroplanino

lo faccio in via dei Campani.

 

Ogni strada avrà un albero speciale

e il giorno di Natale

i bimbi farannoRoma

il giro di Roma

a prendersi quel che vorranno.

 

Per ogni giocattolo

colto dal suo ramoGiocattoli

ne spunterà un altro

dello stesso modello

o anche più bello.

 

Per i grandi invece ci saràCappotti

magari in via Condotti

l'albero delle scarpe e dei cappotti.Scarpe

Tutto questo farei se fossi un mago.

 

Però non lo sono

che posso fare?


Non ho che auguri da regalare:

di auguri ne ho tanti,Auguri

scegliete quelli che volete,

prendeteli tutti quanti.

 Gianni Rodari

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categoria:citazioni
domenica, 24 dicembre 2006
Natale bambinaBuon Natale a tutti, piccoli e grandi
L'immagine è tratta da questo sito
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categoria:incontri, attualità
sabato, 23 dicembre 2006

A guardarlo mentre camminava o giocava a pallone con gli amici, Cirillo sembrava un ragazzino come tanti altri e invece era un inventore. Da piccolo aveva smesso ben presto di giocare con i pupazzetti di gomma, i cubi, i sonagli e gli animaletti di pezza; preferiva le chiavi inglesi, i cacciavite, il martello, le pinze e via dicendo. La mamma, apprensiva come tutte le mamme, gli toglieva di mano quei pericolosi arnesi; il papà, orgoglioso come tutti i papà, glieli restituiva e non perdeva occasione per vantarsi con gli amici della straordinaria abilità di Cirillo. Chi non si preoccupava e non si vantava era il nonno Oreste, il quale sapeva che nella famiglia Bertini nasceva un inventore ogni due generazioni.

Inventore

Cirillo aveva costruito la sua prima invenzione quando frequentava la Scuola dell'Infanzia. Colpito dal gran numero di bambini che ogni mattina piangevano e si disperavano, aveva inventato una cuffia piena di lucette che si accendevano e si spegnevano continuamente. Bastava che il bimbo in lacrime se la mettesse sulle orecchie perché il suo pianto cessasse di botto e gli tornasse l’allegria.

Sorriso

Poi Cirillo aveva inventato i “vasi semoventi”, capaci di spostarsi da soli all’ombra o al sole, al riparo o sotto la pioggia, secondo le necessità della pianta. L’idea gli era balenata osservando una vicina, la signora Clotilde, il cui affanno principale consisteva nel correre sul terrazzo a ritirare e a esporre i vasi delle piante e dei fiori. Mi sembra giusto citare anche altri invenzioni: lo “stenditoio automatico”, dotato di braccia meccaniche e in grado di stendere i panni come la più esperta delle casalinghe; il “rubinetto a molla” che si chiudeva da sé, per evitare sprechi d’acqua; le “scarpe pieghevoli”, soluzione ideale per i problemi di spazio nelle valigie e nelle scarpiere; la “scopa a propulsione” guidata da un programma computerizzato basato sulle dimensioni delle stanze da spazzare. L’elenco sarebbe ancora lungo e per non dimenticare invenzioni importanti è meglio continuare il racconto. Un pomeriggio Cirillo stava prendendo i libri dallo zaino; sulla scrivania l’apparecchio separa-parole era in funzione da mezz’ora e selezionava i sostantivi, gli aggettivi e i verbi necessari per svolgere una ricerca sul sistema solare. Mentre si preparava a fare i compiti, sentì la mamma parlare col papà nel corridoio.

“Oggi Carla accompagnerà qui Flora. Sono contenta che abbia ottenuto l’iscrizione della figlia nella classe di Cirillo, così potranno studiare insieme.”

A Cirillo saltò la mosca al naso. Da quando erano arrivati i nuovi vicini, una settimana prima, la mamma continuava a ripetere quanto fosse contenta che la sua amica Carla fosse tornata in città e avesse acquistato la casa confinante. Ripeteva mille volte episodi della loro amicizia dall’età della scuola elementare, ma soprattutto si era messa in testa che pure i loro figli dovessero diventare amici. Ci mancava solo che l’arrivo di Flora gli scombinasse tutti i piani delle vacanze di Natale oramai così vicine. Infatti quel pomeriggio Flora sarebbe venuta a conoscerlo. Cirillo divenne di cattivo umore e si augurò che un accidente qualsiasi impedisse l’incontro. Invece alle sedici in punto il campanello squillò e Cirillo fece finta di non sentirlo. La signorina poteva salire da lui, se ci teneva tanto a conoscerlo. Ma chi si credeva di essere? La regina d’Inghilterra?

La voce spazientita della mamma però lo convinse a scendere. Cirillo arrivò impettito e ben deciso a far capire alla ragazzina che non era il caso di darsi tante arie solo perché aveva vissuto a Londra, ma quando fu in salotto rimase zitto e imbambolato davanti  a Flora, che aveva un grazioso visetto lentigginoso circondato da lunghi riccioli rossi e gli tendeva la mano sporgendosi un po’ dalla sedia a rotelle.

Sedia a rotelle

“Ciao, sono felice di conoscerti dopo aver tanto sentito parlare di te dalla mamma!” esclamò Flora con una voce che a Cirillo sembrò musica di campanelli.

Poiché  non si decideva né a stringerle la mano né a risponderle, Flora si ritrasse e la mamma lanciò a Cirillo un’occhiata fulminante.

“Vi lascio soli, così sarà più facile fare amicizia. Intanto vado a preparare la merenda e vi chiamerò appena sarà pronta. Cirillo, accompagna Flora in giardino, è una giornata insolitamente tiepida, per essere quasi Natale.”

(continua)

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categoria:piccole storie
sabato, 23 dicembre 2006
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categoria:attualità
venerdì, 22 dicembre 2006
Il pianeta degli alberi di Natale

AcquistiDove sono i bambini che non hanno
l'albero di Natale
con la neve d'argento, i lumini
e i frutti di cioccolata?
Presto, presto, adunata, si va
Nel Pianeta degli alberi di Natale,
io so dove sta.

Albero natale
Che strano, beato Pianeta...
Qui è Natale ogni giorno.
Ma guardatevi attorno:
gli alberi della foresta,
illuminati a festa,
sono carichi di doni.
Crescono sulle siepi i panettoni,
i platani del viale
sono platani di Natale.
Perfino l'ortica,
non punge mica,
ma tiene su ogni foglia
un campanello d'argento
che si dondola al vento.


regali In piazza c'è il mercato dei balocchi.
Un mercato coi fiocchi,
ad ogni banco lasceresti gli occhi.
E non si paga niente, tutto gratis.
Osservi, scegli, prendi e te ne vai.
Anzi, anzi, il padrone
Ti fa l'inchino e dice: "Grazie assai,
torni ancora domani, per favore:
per me sarà un onore..."
Che belle le vetrine senza vetri!
Senza vetri, s'intende,
così ciascuno prende
quello che più gli piace: e non si passa
mica alla cassa, perché
la cassa non c'è.Panettone


Un bel pianeta davvero
anche se qualcuno insiste
a dire che non esiste...
Ebbene, se non esiste, esisterà:
che differenza fa?

Gianni Rodari
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categoria:citazioni
giovedì, 21 dicembre 2006
Ieri, tornata a casa dal lavoro, ho visto sul tavolino un voluminoso pacchetto. Non l'avevo neppure preso in mano, dando per scontato che fosse un'altra delle innumerevoli buste nella fitta corrispondenza di Stefano, il maggiore dei miei due figli. Poi lo sguardo mi è caduto sul mittente: gli alunni della classe IA dell'Istituto Comprensivo di Caltabellotta. I miei piccoli amici mi avevano scritto di nuovo! In verità sapevo che sarebbero arrivati biglietti di auguri, me lo aveva anticipato per telefono l'insegnante di lettere, ma che la busta contenesse quel piccolo tesoro, beh, proprio non me l'aspettavo. Oltre ad una lunga lettera, firmata con cura da ciascuno, dalla busta sono usciti tanti bigliettini di Natale, tutti realizzati a mano con colori, ritagli, porporine, fiocchetti e fiorellini, molti dei quali contenevano una fotografia. C'erano bigliettini anche degli alunni di un'altra classe, la IIB. E non mancavano le caramelle e un biglietto personale della professoressa, che accompagnava il dono di un piccolo libro. Mi scrivono che continuano a leggere "Il mistero dell'altopiano", curiosi di scoprire come si concluderà l'avventura, e che la professoressa ha proposto a ciascuno di loro di pensare a un finale alternativo al termine della lettura. E che seguono il mio blog e presto mi scriveranno anche qui.
"...Ci riteniamo fortunati di avere questi contatti epistolari con l'autrice del testo di narrativa che stiamo studiando: a volte gli scrittori sembrano personaggi molto lontani dalla realtà, personaggi che volano molto in alto e quindi irraggiungibili, pertanto noi avvertiamo la corrispondenza con Lei come qualcosa di veramente eccezionale..."
  Che vi devo dire, il pensiero di tanto impegno e di tanto entusiasmo da parte di questi ragazzi continua a stupirmi e a commuovermi, e mi rende felice che non esista  questa "lontananza". Ecco la vera, profonda soddisfazione che deriva dal piacere di scrivere, e vale molto di più dei riconoscimenti ufficiali.
Anzi, non ha prezzo.

panorama1La città di Caltabellotta (Agrigento)


Venerdì, 22 dicembre 2006

Stamattina ho parlato con alcuni dei miei piccoli amici. Mi ha fatto molto piacere sentire le loro voci e poter scambiare gli auguri di Natale, con loro e con la professoressa di lettere. I più decisi si sono avvicendati al telefono, riportando anche i saluti e gli auguri dei più timidi, che hanno preferito restare in disparte.
Rinnovo a tutti loro e alla loro bravissima insegnante i più affettuosi auguri per un felice Natale e un sereno 2007.
Spero che in primavera ci si possa davvero incontrare e conoscere.

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